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Rolex Submariner: dal 1953 al 14060M, il fascino dell'ultimo pre-ceramica

Immagine del redattore: Marco Ciancio
Marco Ciancio
1 giorno fa
Tempo di lettura: 11 min

Aggiornamento: 6 ore fa

Rolex Submariner 14060M: storia dell'ultimo pre-ceramica
Rolex Submariner 14060M 4 righe RRR

La storia di un orologio nato per esplorare le profondità del mare e diventato, con il passare degli anni, uno dei grandi classici dell'orologeria.

Dalle prime referenze al legame con Steve McQueen, fino al Submariner 14060M, l'ultimo senza data della generazione pre-ceramica, e a quei piccoli dettagli che ancora oggi alimentano la passione dei collezionisti.







Quando il Submariner era soprattutto uno strumento

Ci sono orologi che riconosciamo immediatamente, anche senza riuscire a distinguerne la referenza. Il Rolex Submariner è certamente uno di questi, forse perché la sua immagine ci accompagna da così tanto tempo da essere diventata familiare: il quadrante nero, la lunetta graduata, le lancette ben leggibili e quella cassa Oyster che, attraverso decenni di evoluzione, ha conservato un'identità straordinariamente coerente.

Eppure, dietro un orologio oggi associato al lusso e al collezionismo, c'è una storia nata molto lontano dalle vetrine delle grandi boutique, quando il mare rappresentava ancora un territorio in gran parte inesplorato e poter misurare il tempo sott'acqua era un'esigenza concreta.

All'inizio degli anni Cinquanta, le nuove attrezzature per la respirazione autonoma stavano aprendo possibilità fino ad allora riservate a pochi specialisti. Ricercatori, esploratori e appassionati cominciavano ad avventurarsi sempre più frequentemente sotto la superficie, e un orologio impermeabile, robusto e facilmente leggibile diventava uno strumento sul quale poter contare.

Rolex aveva già maturato una lunga esperienza con la cassa Oyster, introdotta nel 1926, ma il Submariner rappresentava un passo ulteriore: non semplicemente un orologio resistente all'acqua, bensì un segnatempo progettato specificamente per l'immersione.

Il progetto prese forma nel 1953 e venne presentato ufficialmente nel 1954. Le prime referenze, tra cui la 6204 e la 6205, erano differenti per alcuni dettagli dai Submariner che conosciamo oggi, ma contenevano già gli elementi fondamentali del modello: il quadrante scuro, gli indici luminescenti, la lunetta graduata e una costruzione interamente orientata alla funzionalità.

È forse questo l'aspetto che più affascina del Submariner: il fatto che un orologio nato per svolgere un compito così preciso sia riuscito a diventare un classico senza rinunciare alla propria origine.

La sua eleganza non è stata aggiunta successivamente. È nata, quasi naturalmente, dall'equilibrio tra forma e funzione.

Le prime referenze e la nascita di un'icona

Durante la seconda metà degli anni Cinquanta Rolex continuò a perfezionare il Submariner, intervenendo progressivamente su corone, movimenti, casse e caratteristiche di impermeabilità.

Alcune referenze di quel periodo sono diventate autentici oggetti del desiderio per i collezionisti, perché raccontano una fase nella quale il modello stava ancora definendo il proprio carattere.


6538 Big Crow in un frame di james Bond
un frame in cui Sean Connery nei panni di James Bond consulta il Rolex Submariner 6538, il celebre Big Crown.

Tra queste, la referenza 6538 occupa un posto particolare. La grande corona di carica, priva delle protezioni laterali che sarebbero arrivate successivamente, le conferisce un aspetto immediatamente riconoscibile. È il celebre Big Crown, un orologio che conserva ancora oggi tutto il fascino pionieristico delle prime generazioni.

La sua notorietà è legata anche a Sean Connery, che indossò un Submariner 6538 nei primi film di James Bond, contribuendo a far conoscere il modello ben oltre il mondo delle immersioni.

Il passaggio decisivo verso il Submariner moderno arrivò però nel 1959, con l'introduzione della referenza 5512. La cassa raggiunse i 40 millimetri e comparvero le protezioni laterali della corona, destinate a diventare uno dei tratti distintivi dell'orologio.


Submariner 5513
la referenza 5513

Nel 1962 si affiancò la referenza 5513, esteticamente molto vicina alla 5512, ma appartenente alla linea senza certificazione ufficiale di cronometro. La sua produzione sarebbe proseguita per oltre venticinque anni, rendendola una delle referenze più rappresentative della storia del Submariner.

Osservando oggi una 5512 o una 5513, colpisce soprattutto l'equilibrio delle proporzioni. Le anse sono relativamente sottili, la lunetta incornicia il quadrante senza dominarlo e l'assenza del datario restituisce una simmetria che molti appassionati considerano una delle espressioni più riuscite del modello.

Sono caratteristiche che ritroveremo, molti anni dopo, proprio nel Submariner 14060M.


Steve McQueen e il Submariner: una passione lontana dal cinema

Il legame tra il Submariner e Steve McQueen è una di quelle storie che rendono l'orologeria particolarmente affascinante, perché ci permette di osservare un oggetto non soltanto attraverso le sue caratteristiche tecniche, ma anche attraverso la vita di chi lo ha indossato.

McQueen è legato indissolubilmente all'Heuer Monaco, il cronografo quadrato diventato celebre grazie al film Le Mans del 1971. Il Monaco apparteneva all'immagine cinematografica del pilota Michael Delaney, mentre il Rolex Submariner faceva parte anche della vita personale dell'attore.


Steve Mc Queen ed il suo submariner
Steve Mc Queen ed il suo Submariner

Durante la 12 Ore di Sebring del 1970, McQueen fu fotografato con un Submariner referenza 5512 al polso. Era un orologio perfettamente coerente con il suo stile, fatto di passione per i motori, abbigliamento essenziale e una naturale predilezione per gli oggetti costruiti per essere utilizzati.

C'è qualcosa di particolarmente interessante nelle fotografie di McQueen con il Submariner. L'orologio non sembra mai cercare l'attenzione, non è un elemento costruito per completare un personaggio, ma appare semplicemente parte del suo modo di vivere.

Il 14060M sarebbe arrivato molti anni più tardi, naturalmente, ma appartiene alla stessa tradizione dei Submariner senza data.

E osservando le proporzioni dei modelli indossati da McQueen, si riconoscono ancora molti degli elementi che avrebbero continuato a caratterizzare questa famiglia per decenni.

È una continuità che va oltre la semplice somiglianza estetica e che contribuisce a spiegare perché il Submariner sia riuscito a conservare il proprio fascino attraverso generazioni così differenti.

Il quadrante senza data e il piacere della semplicità

Nel 1969 Rolex introdusse la referenza 1680, il primo Submariner con datario, accompagnato dalla caratteristica lente Cyclope sul vetro.

La nuova funzione rendeva l'orologio ancora più pratico nell'utilizzo quotidiano e apriva una strada destinata a diventare importante per il successo commerciale del modello.

Da quel momento la famiglia Submariner avrebbe proseguito la propria storia attraverso due interpretazioni parallele: quella con data e quella senza data.

Non si tratta soltanto di una differenza funzionale. Per molti appassionati il quadrante senza datario conserva un equilibrio particolare, perché nulla interrompe la disposizione degli indici e l'insieme mantiene una simmetria quasi perfetta.

È una preferenza che si comprende osservando attentamente un Submariner senza data. Le lancette si muovono su un quadrante nel quale ogni elemento sembra avere trovato la propria collocazione, senza che nulla distolga lo sguardo dall'essenziale.

Nel frattempo Rolex continuava a migliorare le caratteristiche tecniche della collezione. Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta, la referenza 16800 introdusse nella famiglia con datario il vetro zaffiro, una maggiore impermeabilità e la lunetta unidirezionale, contribuendo a portare il Submariner verso gli standard dell'orologeria moderna.

Anche il modello senza data avrebbe seguito questa evoluzione, ma conservando una fedeltà estetica alle proprie origini che sarebbe diventata una parte importante del suo fascino.

Dal 5513 al 14060: l'incontro tra tradizione e modernità

14060 2 righe
ref. 14060 2 righe

Alla fine degli anni Ottanta arrivò la referenza 14060, destinata a raccogliere l'eredità della storica 5513.

Il nuovo Submariner senza data manteneva la cassa da 40 millimetri, il quadrante nero e la lunetta graduata, ma introduceva caratteristiche tecniche più moderne, tra cui il vetro zaffiro, l'impermeabilità dichiarata fino a 300 metri e il movimento automatico calibro 3000.

A prima vista poteva sembrare un aggiornamento naturale, quasi prevedibile. Eppure, osservato oggi, il 14060 rappresenta un passaggio molto interessante, perché possiede già molte delle qualità pratiche di un orologio moderno, pur conservando l'aspetto dei Submariner delle generazioni precedenti.

La lunetta mantiene l'inserto in alluminio, il bracciale conserva una costruzione tradizionale e soprattutto la cassa presenta anse relativamente sottili, capaci di conferire all'insieme una presenza equilibrata al polso.

Chi ha avuto occasione di confrontare un Submariner di questa generazione con uno contemporaneo sa quanto possa cambiare la percezione, anche quando il diametro nominale è lo stesso.

Non è necessariamente una questione di migliore o peggiore. Sono due modi diversi di interpretare un orologio sportivo, entrambi coerenti con il proprio tempo.

Ma per chi ama le proporzioni dei Submariner storici, il 14060 e il successivo 14060M possiedono un fascino difficile da ignorare.

Rolex Submariner 14060M: l'ultimo interprete della tradizione

Tra il 1999 e il 2000 arrivò la referenza 14060M, caratterizzata dall'adozione del calibro 3130 al posto del precedente 3000.

Il nuovo movimento rappresentava un'evoluzione tecnica importante, ma l'aspetto dell'orologio rimaneva sostanzialmente fedele a quello della generazione precedente.

Ed è proprio qui che si trova una delle qualità più interessanti del 14060M.

È un orologio che non cerca di mostrare la propria modernità attraverso il design. La conserva all'interno, nel movimento e nell'affidabilità, mentre all'esterno continua a parlare il linguaggio del Submariner classico.

Il quadrante nero senza data, la lunetta in alluminio, la cassa da 40 millimetri e le proporzioni equilibrate creano un insieme nel quale ogni elemento sembra avere trovato da tempo la propria collocazione.

C'è poi un dettaglio che rende questa referenza particolarmente piacevole da indossare: il modo in cui cambia carattere a seconda delle occasioni. Con un abbigliamento sportivo conserva tutta la propria natura di strumento, mentre sotto il polsino di una camicia mostra un'eleganza discreta che non ha bisogno di essere costruita.

È la versatilità dei grandi classici, quella che non dipende dalle mode del momento ma da proporzioni riuscite e da un'identità forte.

Il 14060M ha anche il pregio di permettere a un appassionato di avvicinarsi all'estetica dei Submariner vintage attraverso un orologio relativamente recente, senza dover necessariamente affrontare tutte le complessità che possono accompagnare un esemplare degli anni Sessanta o Settanta.

Due righe, quattro righe e RRR: i dettagli che raccontano l'ultima evoluzione del 14060M

Chi si avvicina al Rolex Submariner 14060M scopre presto quanto possa essere affascinante osservare differenze che, a uno sguardo distratto, sembrerebbero quasi insignificanti. Due orologi possono apparire praticamente identici e appartenere invece a momenti differenti della stessa storia, riconoscibili attraverso pochi dettagli sul quadrante o lungo il bordo interno della cassa.

Le prime produzioni del 14060M presentavano nella parte inferiore del quadrante soltanto due righe di testo: il nome Submariner e l'indicazione dell'impermeabilità, 1.000 piedi, equivalenti a 300 metri.

È una configurazione che molti appassionati amano per la sua pulizia, perché lascia ampio respiro agli indici e restituisce quella simmetria essenziale che ha sempre caratterizzato i Submariner senza data.


14060M - 4 righe - COSC - RRR
14060M 4 righe - COSC - RRR

Intorno al 2007 Rolex introdusse la certificazione ufficiale di cronometro per questa referenza, aggiungendo sul quadrante le diciture Superlative Chronometer e Officially Certified. Le righe diventavano così quattro, senza che questo comportasse il passaggio a un nuovo calibro: il movimento rimaneva infatti il 3130, già adottato dal 14060M fin dall'inizio della produzione.

Ma c'è un altro dettaglio che merita di essere osservato con attenzione, soprattutto negli esemplari degli ultimi anni: il cosiddetto RRR, abbreviazione utilizzata nel linguaggio dei collezionisti per indicare il Rolex Rehaut Engraving, ossia l'incisione ripetuta del nome ROLEX sull'anello interno visibile tra il quadrante e il vetro.

È un particolare discreto, che non modifica l'aspetto generale dell'orologio e che spesso si nota soltanto avvicinando lo sguardo. Eppure racconta un ulteriore passaggio nell'evoluzione costruttiva del Submariner, legato all'introduzione progressiva di nuovi elementi di identificazione e riconoscibilità.

La combinazione tra quadrante a quattro righe e rehaut inciso è particolarmente rappresentativa dell'ultima fase produttiva del 14060M, quella che precede il passaggio alla referenza 114060 con lunetta in ceramica, avvenuto nel 2012.

Per un appassionato, osservare un due righe e un quattro righe RRR uno accanto all'altro significa quindi riconoscere due momenti diversi della medesima referenza. Il primo conserva un quadrante più essenziale, visivamente vicino alla tradizione dei Submariner precedenti; il secondo mostra alcuni degli aggiornamenti introdotti negli ultimi anni, pur mantenendo la stessa cassa dalle proporzioni classiche e la lunetta in alluminio.

Quale dei due sia più affascinante rimane una questione personale. C'è chi non rinuncerebbe mai alla pulizia del quadrante a due righe e chi, invece, trova particolarmente interessante possedere l'ultima evoluzione di una referenza destinata a chiudere un'epoca.

È anche questo il piacere del collezionismo: imparare a riconoscere una storia attraverso dettagli così piccoli da sfuggire a chi non ha mai avuto la curiosità di osservarli davvero.

2012: la fine di un'epoca

Nel 2012 Rolex presentò la referenza 114060, introducendo anche nel Submariner senza data la lunetta in Cerachrom e una cassa dalle proporzioni più robuste.

Il diametro nominale rimaneva di 40 millimetri, ma le anse più importanti, le protezioni della corona maggiorate e il nuovo bracciale conferivano all'orologio una presenza sensibilmente diversa.

La nuova generazione offriva miglioramenti concreti, soprattutto nella resistenza dell'inserto della lunetta e nella costruzione della chiusura, ma segnava anche la conclusione di una lunga stagione estetica.

Il 14060M usciva di produzione dopo essere stato l'ultimo Submariner senza data a conservare la lunetta in alluminio e le proporzioni della cassa tradizionale.

È per questo che viene spesso descritto come l'ultimo Submariner della vecchia scuola.

Una definizione che non vuole sminuire i modelli successivi, ma riconoscere il carattere particolare di una referenza collocata esattamente tra due epoche.

Da una parte il Submariner nato come strumento professionale e perfezionato attraverso decenni di evoluzione; dall'altra una nuova generazione nella quale materiali e costruzione esprimono una concezione più contemporanea dell'orologio sportivo.

Il valore di un 14060M nel collezionismo

Il valore collezionistico di un orologio non dipende soltanto dalla sua notorietà, né dal fatto che una referenza non sia più in produzione.

Nel caso del Submariner 14060M, l'interesse nasce soprattutto dalla posizione che occupa nella storia Rolex e dalla possibilità di ritrovare in un orologio relativamente moderno molti dei caratteri estetici delle generazioni precedenti.

Non è un modello raro in senso assoluto, ma alcuni esemplari possono risultare particolarmente desiderabili per la qualità della conservazione, l'originalità dei componenti e la presenza della documentazione.

È importante osservare con attenzione la cassa, perché lucidature ripetute o particolarmente invasive possono modificarne le proporzioni originali. Anche il quadrante, le lancette, la lunetta e il bracciale meritano una verifica accurata, così come la coerenza tra i dettagli dell'orologio e il suo periodo di produzione.

Un esemplare accompagnato dalla propria documentazione, con componenti corretti e una storia ricostruibile, può offrire una soddisfazione che va ben oltre il semplice possesso di un oggetto prestigioso.

Per chi colleziona, conoscere significa anche imparare a conservare. Un orologio come il 14060M può essere indossato e vissuto, ma merita la stessa attenzione che riserviamo agli oggetti destinati ad accompagnarci a lungo e, talvolta, a essere tramandati.

La sua storia ci ricorda che il valore non è fatto soltanto di quotazioni, ma anche di autenticità, memoria e continuità.

Il fascino delle cose che non hanno bisogno di cambiare

Ripercorrendo la storia del Submariner, dalle prime referenze degli anni Cinquanta fino al 14060M, si rimane colpiti dalla coerenza di un progetto che ha saputo evolversi senza perdere la propria identità.

Ci sono stati cambiamenti importanti nei movimenti, nei materiali, nelle tecniche costruttive e nelle prestazioni, ma il Submariner è rimasto immediatamente riconoscibile.

Forse è proprio questa continuità a renderlo così speciale.

Il suo fascino non dipende soltanto dal nome Rolex o dalla notorietà raggiunta nel tempo, ma dalla sensazione che ogni elemento sia ancora al proprio posto, esattamente dove era stato pensato per svolgere una funzione.

Il 14060M conserva in modo particolarmente evidente questa qualità.

È un orologio che appartiene già all'orologeria moderna, ma nel quale possiamo ancora ritrovare le proporzioni, la semplicità e l'equilibrio delle generazioni precedenti.

E quando lo osserviamo oggi, magari accanto a un Submariner contemporaneo, comprendiamo che il progresso tecnico non cancella necessariamente il fascino di ciò che è venuto prima.

Ci sono orologi che desideriamo per ciò che rappresentano oggi, e altri ai quali ci affezioniamo per la storia che riescono ancora a raccontare.

Nel Submariner 14060M, queste due qualità convivono con una naturalezza davvero rara.


Piccole chicche da appassionati: Ci sono dettagli del Submariner che spesso passano inosservati, eppure raccontano meglio di tante parole la sua origine di orologio professionale. Eccone tre che vale la pena conoscere.

Perché l'acciaio è satinato e non completamente lucido?

Osservando il Submariner 14060M, si nota che le superfici superiori delle anse e le maglie esterne del bracciale presentano una finitura satinata, mentre i fianchi della cassa sono lucidati a specchio.

Non è una scelta casuale. La satinatura attenua i riflessi e rende meno evidenti i piccoli segni dell'utilizzo quotidiano, caratteristiche particolarmente sensate per un orologio nato come strumento da immersione dove i riflessi possono essere sconvenienti. L'alternanza tra superfici satinate e lucide contribuisce inoltre a definire le linee della cassa, creando quell'equilibrio tra robustezza ed eleganza che riconosciamo immediatamente nel Submariner.

COMEX: quando il Submariner lavorava davvero nelle profondità

5514 - COMEX
5514 - no data - COMEX

Tra le pagine più affascinanti della storia Rolex c'è la collaborazione con COMEX, società francese specializzata nelle immersioni professionali e nelle operazioni subacquee in saturazione.

A partire dagli anni Settanta, alcuni Submariner e Sea-Dweller furono destinati ai suoi sommozzatori. Tra le referenze più celebri troviamo i Submariner 5513 e 5514, quest'ultimo sviluppato specificamente per COMEX e dotato di una valvola per la fuoriuscita dell'elio.

Durante le immersioni in saturazione, infatti, l'elio poteva penetrare all'interno dell'orologio; nella successiva fase di decompressione, la pressione interna rischiava di danneggiarlo. La valvola permetteva al gas di fuoriuscire in modo controllato.

Questi esemplari, prodotti per un impiego professionale e non destinati alla normale vendita al pubblico, sono oggi particolarmente ricercati dai collezionisti. Una storia che ci ricorda quanto il Submariner sia legato al mondo dell'esplorazione subacquea, ben prima di diventare un'icona del lusso.

Quella piccola estensione nascosta nella chiusura

Estensione ripiegabile da immersione
la clasp aperta e l'estensione da muta

C'è infine un dettaglio del 14060M che mi piace particolarmente: la chiusura del bracciale Oyster conserva un'estensione ripiegabile, pensata per consentire di indossare l'orologio sopra la manica di una muta da sub.

È una soluzione semplice e ingegnosa. Aprendo l'apposito elemento della chiusura, il bracciale può aumentare la propria circonferenza senza dover aggiungere o rimuovere maglie.

Non si tratta del moderno sistema Glidelock, che permette regolazioni progressive più immediate, ma di una tradizionale estensione da immersione, coerente con la costruzione del bracciale di questa generazione.

Oggi molti proprietari di un 14060M probabilmente non avranno mai occasione di utilizzarla sott'acqua. Eppure sapere che si trova ancora lì, nascosta nella chiusura, è un piccolo piacere: ci ricorda che questo orologio, prima di diventare un oggetto da desiderare e collezionare, era stato pensato soprattutto per essere utilizzato.










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